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Angolo dell'esperto

Il vino e la viticoltura 4.0, riflessioni in vista del Vinitaly

Sta per partire il Vinitaly, approfittiamo per riflettere sull’importanza del vino per la nostra economia

Le origini del vino sono talmente antiche da affondare nella leggenda. Si narra che l’origine della vite risalga addirittura a Adamo ed Eva, ipotizzando che il frutto proibito del Paradiso terrestre fosse l’uva e non la mela.
È più verosimile che la nascita del vino risalga alla preistoria. Sicuramente l’invenzione del vino è stata fortuita e sembra che sia stato prodotto per la prima volta tra 9.000 e 10.000 anni fa nella zona del Caucaso.
Dopo vari spostamenti sono stati i Fenici a portare la vite e il vino in Grecia. Successivamente, gli antichi Greci hanno colonizzato l’Italia meridionale (Magna Grecia), facendo arrivare la coltivazione della vite nella nostra Penisola. La vitivinicoltura è stata tenuta in vita prima dagli Etruschi e poi dagli antichi Romani.
Grazie ai Romani si deve la diffusione della vite in quasi tutti i territori dell’Impero, ossia dove arrivavano le Legioni. A loro si deve far risalire la diffusione della vite in vaste aree della Francia e della Germania. Inoltre, proprio ai Romani si possono fare risalire le origini della moderna enologia, la scienza che studia la produzione del vino.
La nascita del Cristianesimo e il declino dell’Impero Romano hanno segnato l’inizio di un periodo poco felice per il vino, accusato di portare eccessiva ebbrezza e stati di incoscienza. Anche la diffusione dell’Islamismo nel Mediterraneo ha contribuito alla messa al bando della viticoltura in tutti i territori occupati dai musulmani.


Allo stesso tempo però i monaci, insieme alle comunità ebraiche, hanno praticato, quasi in maniera clandestina, la viticoltura e la pratica della vinificazione utile allo svolgimento dei diversi riti religiosi.
Saltando lunghi periodi di storia, arriviamo al ventesimo e ventunesimo secolo, periodi durante i quali sono state effettuate molte scelte innovative basate soprattutto sulle nuove tecnologie e su nuovi studi della vite. Gli ultimi decenni sono gli anni in cui si è assistito all’arrivo di vini provenienti dalle più disparate zone del mondo – soprattutto dalla California e dall’Australia – che hanno appreso in breve tempo le tecniche di coltivazione affinate in Europa in tanti secoli di tentativi.
Per quanto riguarda l’Italia, possiamo affermare senza ombra di dubbio che abbiamo una vastità di vitigni eccezionali che non hanno eguali nel mondo e che hanno solo bisogno di essere elevati verso livelli qualitativi ancora più alti.
Le nuove tecniche di vinificazione adottate a partire dagli anni ’60 hanno consentito un progressivo miglioramento del prodotto. Questo ha permesso di realizzare vini importanti per il palato, che hanno ottenuto premi e riconoscimenti internazionali fungendo da traino per la conquista di maggiori quote di mercato nel mondo.
Siamo partiti dalla preistoria per arrivare al calice di vino che troviamo oggi sulle nostre tavole, a ulteriore riprova che la tradizione è stata sempre accompagnata dall’innovazione.
Lo sviluppo dell’umanità stessa è avvenuto grazie all’innovazione: nuove invenzioni e nuovi processi ci hanno accompagnato alla realtà attuale. La differenza rispetto al passato sta nel fatto che il cambiamento, in tutti i settori, ha assunto una velocità molto maggiore.

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Viticoltura 4.0 e PNRR

Oggi si parla di industria 4.0 anche in ambito vitivinicolo, che aiuta a tutelare ed esaltare un prodotto che, se ottenuto con i vecchi metodi, avrebbe vita breve. Basterebbe soffermarsi anche solo ai cambiamenti climatici in atto, che sono una delle tante variabili che spingono verso l’utilizzo di tecnologie diverse rispetto al passato.
L’approccio 4.0 presuppone una gestione guidata da una digitalizzazione sempre più forte, volta a ridurre i costi, gli scarti e gli errori e a incrementare la produttività e l’efficientamento delle risorse. Inoltre permette il rafforzamento delle catene di fornitura, amplia le opportunità di ricavo, contribuisce a tutelare i brand e a proteggere i consumatori dalle frodi.
A supporto delle imprese vitivinicole in questa fase di transizione 4.0, interviene il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che, rispetto al programma di incentivi legati all’Industria 4.0, è stato innovato e potenziato. Per l’agricoltura, il PNRR prevede investimenti pari a 6,8 miliardi, a cui si aggiungono i fondi provenienti da tutti quei progetti cosiddetti trasversali, legati alla trasformazione digitale del settore primario. Nel documento predisposto si legge come “la strategia dal produttore al consumatore sostiene espressamente che gli agricoltori devono trasformare più rapidamente i loro metodi di produzione e utilizzare al meglio nuove tecnologie, in particolare attraverso la digitalizzazione, per ottenere migliori risultati ambientali, aumentare la resilienza climatica e ridurre e ottimizzare l’uso dei fattori produttivi.
Il progetto mira a sostenere attraverso contributi in conto capitale l’ammodernamento dei macchinari agricoli che permettano l’introduzione di tecniche di agricoltura di precisione (es. la riduzione dell’utilizzo di pesticidi del 25%) e l’utilizzo di tecnologie di agricoltura 4.0, nonché l’ammodernamento del parco automezzi al fine di ridurre le emissioni nocive (-95% passando da Euro 1, circa 80% del parco attuale, a Euro 5). Inoltre, in ottica di economia circolare, l’investimento include l’ammodernamento della lavorazione, stoccaggio e confezionamento del Food & Beverage, con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità del processo produttivo, di ridurre o eliminare la generazione di rifiuti, di favorire il riutilizzo a fini energetici. Per le aziende vitivinicole, dunque, il PNRR rappresenta un’occasione imperdibile per finanziare tutte le iniziative legate alla riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti, a migliorare la capacità di stoccaggio e di trasformazione, a fornire una forte spinta al processo di internazionalizzazione.” (dal testo del PNRR)
Molti italiani sono cresciuti partecipando alla vendemmia di famiglia del piccolo vigneto dei nonni. Un’occasione unica, attesa ogni anno, quasi una festa che riuniva la famiglia e ripeteva il rito dal quale nasce il “nettare degli dèi”. Ai tempi, l’innovazione consisteva nel rispettare fedelmente la tradizione e quindi guai a tralasciare un passaggio, a sperimentare o a cambiare un procedimento. La vendemmia si svolgeva nel pieno rispetto di regole, procedure e tempi tramandati da generazioni.
Il connubio tra tradizione e innovazione aumenta le possibilità di crescita per il settore attraverso l’implementazione di strategie costruite sui canali digitali, sulla sostenibilità e sulla continua innovazione dei processi e del prodotto.

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Valore del vino italiano

Per fornire un ordine di grandezza, il valore della produzione vinicola in Italia supera i 14 miliardi di euro e oltre il 60% di questi introiti provengono dall’estero. Recenti studi prevedono che questo dato raggiungerà i 19 miliardi nel 2025, anche grazie all’aumento delle vendite tramite e-commerce, che in Italia per questo settore rappresenta una percentuale ancora bassa.
Si può quindi affermare che il settore vitivinicolo è vitale per la nostra economia e può rappresentare uno dei più importanti motori di crescita, tenendo in conto tutto il settore dell’agricoltura nel suo complesso.
Dopo i dati e i numeri enunciati, vorrei tornare alla poesia insita nel vino, citando Philippe Margot:

Il buon vino è ogni volta una sinfonia di quattro movimenti, eseguita al ritmo delle stagioni. Il sole, il terreno, il clima e i vitigni modulano l’opera, mentre il vignaiolo, come solista, imprime la sua cadenza”.

vino bottiglia

Michele Chiericozzi

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